certo questi giochini sono veramente divertenti.
Ho scoperto anche la funzione che permette di caricare file jpg e simili, video e musiche. Purtroppo in questo caso entriamo nell’ambito commerciale e per ora mi fermo ad una fruizione del servizio un po’ più sobria. Ma l’aspetto ludico non viene meno. Del resto con i miei non-alunni mi accorgo che non riescono a mantenere l’attenzione per più di 20 minuti, il tempo per cui, io dico, il loro “cricetino” si è deciso a salire sulla ruota a farla girare. Io sono sempre dell’idea che dopo la spiegazione, nel vero senso del detto, si debba passare dal “dire ” al “fare”. E’ un metodo che io considero validissimo perchè le nozioni si trasformino in costruzioni, sì come i mattoncini Lego che uno dopo l’altro danno forma…al sapere. “Io non conosco”, chissà perchè a me manca sempre il Lego da 4… (n.d.r. Caimano, di Nanni Moretti).
Andreas, è proprio vero: siamo nell’era dell’Homo Ludens, l’importante è non farsi trasformare anche noi in un applicativo.



Assolutamente … dal dire al fare …
la mia attenzione nell’ascoltare cose alle quali non ho deciso io di pensare, non ha mai superato i 20 minuti, ma quando sono in forma …
Cosa intendi con “entriamo nell’ambito commerciale” a proposito di video e audio, per favore?
Dal dire al fare – e soprattutto al fare e al giocare assieme ad altri per imparare oltre ciò che è stato detto. Per esempio sono andata a imparare come si sottotitolavano video online presso Webmultimediale.org nel 2007, perché partecipavo a un progetto sull’accessibilità web. Però da lì mi sono anche divertita un mondo sperimentando con – e dirottando per scopi vari – gli strumenti di sottotitolazione. Ma mi sono divertita, e ho anche imparato molto divertendomi, perché lo facevo assieme ad altri.
E i giovani di oggi sono particolarmente propensi a questo tipo di apprendimento tramite il gioco collettivo, credo. Quindi forse il problema è di far capire a loro che lo possono anche fare a scuola, che non verranno bacchettati ma invece lodati se non seguono le consegne, che non ci sono consegne, ma spunti indicativi
1^ risposta a: Cosa intendi con “entriamo nell’ambito commerciale” a proposito di video e audio, per favore? Semplicemente, per poter caricare file audio e video “pesanti” è necessario pagare un servizio aggiuntivo. Poiché ora sono ancora in fase di sperimentazione (ma mi sto divertendo…) mi accontento della funzione basic, sfruttando al meglio (spero!) le potenzialità di questa formula.
2^ risposta ( o meglio, in questo caso considerazione). Dal dire al fare – e soprattutto al fare e al giocare assieme ad altri per imparare oltre ciò che è stato detto.
)
Sono assolutamente convinta del valore del gioco. Il gioco nasce dal desiderio di divertirsi, cioè di volgere lo sguardo lontano da dove si è al momento. Il suo aspetto ludico permette di andare oltre i limiti dell’imposto e del dovuto, il questo senso il gioco è segnato dalla libertà. Nel gioco di squadra la condizione fondamentale è la collaborazione dei partecipanti, con l’osservanza di norme e tempi che danno valore al gioco. La capacità di trascendere l’immediato permette al giocatore (anche adulto, quindi) di ri-flettere, cioè di volgere nuovamente lo sguardo su di sé. I bambini giocano per vivere e giocando costruiscono il loro mondo .
L’aspetto interessante del gioco riguarda sia il profilo antropologico che pedagogico che è offerto dall’esigenza di mettersi alla prova in settori non consueti: il gioco costringe a immedesimarsi nel ruolo assegnato, nel manipolare nuovi materiali e strumenti.
Chi si mette in gioco di fatto si spinge oltre la normale applicazione delle proprie possibilità. Per questo il gioco è una cosa seria!
Sotto il profilo ontologico e psicologico si può dire che “gioca solo chi sa di essere figlio”. L’esperienza del gioco permette al bambini di prendere coscienza di essere sé, ovvero “altro” rispetto alla madre. Con una provocazione mi verrebbe da dire che gioca chi sa di essere amato, che perde tempo nel giocare (anche l’adulto?). Ma giocare non ha un senso, è la libertà del pensiero, è la sconclusionatezza della logicità.
“I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie” (Michel de Montaigne)
Eppure io sto cercando di dare un senso a tutto questo, non so perché Claude, ma a questo punto mi ronzano in testa le parole di Andreas in merito al fatto che “ tu sei reticolare gran di pepe “ (nel testo di word avevo scritto le parole che aprivano il link di Andreas, ma non capisco perchè qui non funziona, allora riporto il link a mano, ma non è così funzionale ed estetico
http://iamarf.org/2011/11/25/andando-dove-mi-portano-i-feedback/#comments
Che sia un gioco? Imparare giocando.
Ma la scuola è fatta di programmi, progetti, tempi e… genitori che dicono che “siamo indietro con il programma”, ovvero “non sono state travasate le informazioni programmate”. Eppure, questi bambini di cui parlo, non sanno neppure giocare… si è partiti con un progetto di educazione al gioco, alle regole del gioco, allo stare al gioco perché siamo convinti che chi non impara a giocare non vive in pienezza, non si accorge di vivere. E Chissenenfrega se non sono al passo con la tempistica ministeriale!
Ciao GrandiPepe
Risposta alla tua 1^ risposta:
I video pesanti, li puoi caricare su YouTube poi inserirli (embed) nel blog. Funziona anche con altre piattaforme video, ma per alcune WordPress nicchia. In quei casi si può provare a prima aprire/streamare il video in VodPod, poi usare il codice di inserimento di VodPod nel blog WordPress.
I file audio di solito li carico in un wiki di brutte copie, e nel blog metto semplicemente il loro URL come link vivo.
****
E alla tua 2^:
Hai pienamente ragione sulle costrizioni del sistema scolastico, che da una parte canta le lodi dell’insegnamento incentrato sull’allievo, interattivo, per progetti, ma poi impone tempi fissi, criteri sommativi ecc.
Però questo è un problema della scuola in generale – idem se vuoi fare una simulazione globale di un’isola non col computer ma con cartone, cartapesta, colla, colori ecc.
Buona notte
PS Per il link che c’era in Word e non c’è nel tuo commento: è spesso così nei commenti dei blog. Se vuoi fare un link, o lo scrivi in html nel commento – oppure scrivi prima il commento in una bozza di post con editore di testo ricco, e ricavi l’html da lì (poi butti la bozza o la tieni per la prossima volta che ti serve).
http://vodpod.com/watch/56226-u2-bloody-sunday
Claude, così?
mi sa che manca
il codice di inserimento di VodPod nel blog WordPress.
dov’è? mah…
U2 – Bloody Sunday
forse… dita incrociate:proviamo!
I file audio di solito li carico in un wiki di brutte copie, e nel blog metto semplicemente il loro URL come link vivoe questo? così?
http://classifiche.mtv.it/classifica/hit-parade-2010/lady-gaga-telephone
http://media.mtvnservices.com/mgid:uma:video:mtv.it:497225
questo forse…forse è il link vivo…
Scusa il ritardo: non capivo le tue domande ma forse adesso sì.
Per inserire (embed) qui video che hai salvato in VodPod: nel tuo account VodPod, imposta questo blog come quello WordPress dove pubblicare i video. A quel punto, vedrai l’opzione per pubblicare i video in bozza mentre li stai “vodpodando”, o cliccando, sotto il video in VodPod, su Share -> Blog (ma devi fare il login VodPod prima).
Il tuo link – invece di inserimento – alla versione vodpodata degli U2 funziona, ma perché passare da VodPod quando si tratta di un video YouTube – http://www.youtube.com/watch?v=JFM7Ty1EEvs che potresti persino inserire direttamente qui?
Il tuo esempio mtv non è un file audio, bensî un video, e lì, è meglio linkarvi che inserirlo.
[...] direttamente da http://vodpod.com/watch/56226-u2-bloody-sunday, la pagina indicata da grandipepe in un commento al suo post Homo Ludens. Il codice per l’embed è, tra parentesi quadre: vodpod [...]
“II gioco costituisce in questa età una risorsa privilegiata di apprendimento e di relazioni. Esso infatti favorisce rapporti attivi e creativi sul terreno sia cognitivo che relazionale, consente al bambino di trasformare la realtà secondo le sue esigenze interiori, di realizzare le sue potenzialità e di rivelarsi a se stesso e agli altri in una molteplicità di aspetti, di desideri e di funzioni. L’insegnante, evitando facili improvvisazioni, invia al bambino, attraverso la ricchezza e la varietà delle offerte e delle proposte di gioco, una vasta gamma di messaggi e di stimolazioni, utile alla strutturazione ludiforme dell’attività didattica nei diversi campi di esperienza”.
“…… gioco, che sostanzia e realizza nei fatti il clima ludico della scuola dell’infanzia, adempiendo a rilevanti e significative funzioni di vario tipo, da quella cognitiva e quella socializzante a quella creativa. Occorre quindi conoscere e sperimentare tutte le forme praticabili di gioco a contenuto motorio: dai giochi liberi a quelli di regole, dai giochi con materiali a quelli simbolici, dai giochi di esercizio a quelli programmati, dai giochi imitativi a quelli popolari e tradizionali.”
Il gioco è la vita stessa del bambino, scrisse Froebel, è il modo di essere e di fare esperienza dei bambini e soddisfa una vasta serie di esigenze contrapposte: fare, esplorare, conoscere, liberarsi delle energie superflue, misurarsi con se stesso e con le cose, comunicare, esprimersi, socializzare. Attraverso il gioco il bambino si esprime con la propria personalità mescolando elementi magici e fantastici con quelli reali tentando di riprodurre, imitare, ripetere, impersonificare, ma anche tentando di realizzarsi e divertirsi. Il gioco nei nuovi Orientamenti viene delineato non solo come momento socializzante, gioioso, di libero sfogo, ma come spazio-tempo in cui il bambino coordinato dall’insegnante compie conquiste cognitive. Nella scuola dell’infanzia il gioco deve essere inteso come risorsa privilegiata di apprendimenti e di relazioni, ossia come il modo specifico del bambino di rapportarsi alla realtà. Per valorizzare il gioco è indispensabile un ambiente che consenta ai bambini che arrivano a scuola di trovare materiali e persone disponibili a rapportarsi non secondo schemi prestabiliti, ma seguendo modalità flessibili e spontanee. I diversi campi di esperienza offrono diverse tipologie di gioco che possono essere utili per aiutare i bambini a vivere situazioni positive e a realizzare i propri obiettivi di crescita. Ma non tutti i giochi sono adatti per raggiungere gli stessi obiettivi. Alcuni giochi si accordano ad un campo di esperienza particolare, altri giochi sono più consoni ad altri campi. Ogni esperienza di gioco dei bambini porta a sviluppare certe competenze e ad acquisire precise sicurezze importanti per l’identità. Ma il gioco non è solo quello organizzato, ma anche quello spontaneo o gioco simbolico
da: Orientamenti per la Scuola dell’Infanzia