In ogni attivitá la passione toglie gran parte della difficoltá. (Erasmo da Rotterdam)

Nella mia precedente vita ho assistito con curiosità alla nascita di Internet. Assieme ad un collega abbiamo partecipato (insistendo!) ad un corso per comprenderne la funzione e l’uso. Di fronte alle perplessità della maggioranza degli amministratori dell’ente pubblico presso cui lavoravo, abbiamo attivato la connessione ad internet. Al tempo della preistoria di Internet ci scambiavamo mail … oggi che siamo nell’era della Storia di Internet (è chiaro che il passaggio dalla preistoria alla storia è segnato dall’avvento della scrittura, in questo caso la scrittura condivisa e partecipativa) l’idea di implementare il sito dell’ente con uno spazio blog dedicato ai commenti, non è stata sdoganata. Certo, si sarebbe potuto leggere pubblicamente il dissenso anche di qualche cittadino, non necessariamente schierato politicamente “contro”, ma anche solo che mostrasse dei rilievi all’amministrazione pubblica, rilievi costruttivi. I siti dell’Amministrazione Pubblica, come il potere che attornia la struttura sono… Untouchabales. Dopo la bolla economica dell’inizio anni 2000, sono sopravvissute solo quelle aziende che offrivano l’opportunità ai propri clienti di lasciare un feed-back su servizi e prodotti venduti dall’azienda, in modo da poter continuamente “stare sul mercato”. Oggi quando devo acquistare qualche cosa, specie di tecnologico, mi affido e mi fido dei commenti dei Consumers: un passaparola democratico, come quando alla televisione, da bambina, c’era il signore che raccomandata l’acquisto del detersivo che “più bianco non si può”. È chiaro che la tecnologia si è evoluta, ma l’uomo non si è (ancora!) estinto. È proprio dietro i fili delle connessioni che l’uomo crea e ricrea le cose, implementa la rete: come per le imprese commerciali che sono sopravvissute al disastro economico perchè sono state salvate dall’apporto collaborativo degli utenti. Mi viene da pensare che Internet è l’espressione più democratica che ci sia. Sebbene nata all’interno di strutture scientifiche, la sua funzionalità ha assunto un potere che è alla portata di tutti, cito Samantha : “Oggi con le nuove tecnologie abbiamo a disposizione un’ energia impressionante, paragonabile ai Venti Atlantici scoperti da Cristoforo Colombo, una forza immensa che si pensava potesse essere distruttiva , ma se ben indirizzata, poteva – e di fatto ha- portato dall’altra parte dell’oceano, a conoscere un nuovo mondo”.
Chiunque può farsi creatore e promotore della conoscenza, del conoscere, tuttavia, e non del ri-conoscere, ma ne è ancora un potenzialità perché le strutture in cui si muove sono ossidate, ma @Andreas suggeriva che con un “colpo di spazzola” la ruggine si toglie. Certamente oltre allo sforzo di apertura ci dovrà essere lo sforzo di “scendere dalla pedana della cattedra”, non solo dalla cattedra quindi (n.d.r. riunione di martedì 7 dicembre), ma soprattutto questi sistemi che sono espressione del potere (sigh…) dovrebbero imparare l’arte dell’ascolto, della condivisione, dell’umiltà, del rispetto dell’opinione (che è quindi il valore) dell’altro. Quindi mi ricollego al pensiero di @Monica, che si ricollega al discorso di @Claude:”…E forse c’è un altro fattore che non c’entra con la tecnologia: la disponibilità o meno a collaborare in modo informale, e a considerare seri i risultati così prodotti.”. Ancora una volta se non abbiamo il tag/cartellino che ci conferisce il potere di “dire perché titolati” non possiamo essere uditi e presi sul serio! Mi ha fatto molto riflettere il pensiero di @Andreas sull’opportunità a meno di proseguire gli studi, certo quando nel curriculum snoccioli una serie di “titoli”, magari hai qualche chance in più. Magari… Ma per far bene, certo per

FARE BENE

  bisogna fare e bene. Ho visto di recente The Sociale Network: l’inventore di Facebook non aveva ancora la laurea e all’Università ha passato un sacco di guai perché ha mandato in default il sistema. Default, ma ci pensate? Siamo sull’orlo (o dentro, o ce lo abbiamo dentro) del defaul per colpa di tutti i tanti signori titolati con giacca e cravatta, ventiquattrore e agenda rilegata in pelle. Gutenberg, l’inventore della stampa a caratteri mobili che ha permesso di rompere le barriere dei monasteri per far uscire la Bibbia, il “Libro dei Libri” (Biblios in greco è, appunto Il libro), ovvero che ha reso democratico l’accesso all’alfabetizzazione, al pensiero, alla rivoluzione del pensiero (vedi Martin Lutero) è morto povero ma (paradossalmente!) presso un monastero, accolto da un certamente colto e commiserevole Arcivescovo che aveva imparato a togliere i tag e a riconoscere l’umanità della persona sofferente che aveva dinanzi. Ma siamo tutti vittime della seduzione del Terzo Anello, siamo ossessionati come Smigol condannato all’eterna ricerca del “Ttttttesssssooroo”. Una vera cacciata dal Paradiso Terrestre!
Altro aspetto assai democratico è l’opportunità che ancora una volta la rete ci dona nel farci autori e critici. @Marvi , quando cita il “problema dell’autorevolezza e dell’affidabilità delle fonti che pubblicano l’articolo o il post” ha già trovato la soluzione, o meglio “una soluzione nel fatto stesso che blog e quotidiani come l’Altra Città sono aperti a tutti e quindi a un controllo per così dire “incrociato”: sono i fruitori e/o autori stessi del servizio d’informazione che fanno opera di “souveillance” dei contenuti pubblicati.”. Brava! Bello spunto. Paul Gillin, nell’artico di cui @Andrea ci offre il link, sostiene che “alla fine il 95% dei giornali americani convenzionali spariranno e che sulle ceneri di questo disastro economico risorgerà un nuovo tipo di giornalismo nel quale l’aggregazione da fonti di notizie plurime e i contenuti generati dai lettori medesimi giocherannno un ruolo primario.”. La bolla dell’informazione sta scoppiando per generare un nuovo sistema di informazione… Ma la risorsa di questo “nuova stampa a caratteri mobili”, in cui “caratteri” si dovrebbe leggere Writers e “mobili” come “appartenenti ai non-luoghi”, sta nel fatto che generano una cultura del libero scambio dei prodotti dell’ingegno, una messe ricchissima che abbonda nell’umanità e che tante forze economiche vorrebbero ridurre in regime di scarsità. I blog che funzionano come risorse, in cui @Monica dice che “posso trovare non solo una via di confronto, ma anche un mezzo per trovare nuove idee e poter cosi migliorarmi continuamente.”. Condivido, tuttavia, la preoccupazione di @Laura per la quale “Un “cartello” – posto all’interno delle comunità scientifiche -odioso come quello della conoscenza può essere minato a partire dalla base, sostenendo l’Open Access”, problema e soluzione assieme! Un danno per gli accademici, ma un danno ancora peggiore per la comunità, certamente quindi emerge la necessità di andare oltre, e di fare appello alla dichiarazione universale dei diritti umani, la quale stabilisce che “Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici”.

Continuiamo ad essere “appassionati” di umanità.

p.s. credo che l’impact factor di iamarf.org sia sicuramente notevole, se non all’interno di una canonica comunità scientifica, quanto meno all’interno dell’Agorà degli studenti che si ammaestrano vicendevolmente. Grazie a tutti!

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